Dott. Giammario Mascolo

Psicologo - Psicoterapeuta, Roma e provincia – Napoli e provincia
Albo Regionale Psicologi Lazio n.10467
Specialista in Terapia Breve Strategica, affiliato al CTS di Arezzo diretto da Giorgio Nardone
"Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove dirigere le vele."
Seneca

Per quattro milioni di italiani la solitudine è ormai diventata un’ingombrante compagna di vita; 1 italiano su 4 ha invece provato questa sensazione angosciante almeno una volta. Un fenomeno ancora poco studiato ma dilagante, una vera e propria malattia

11/12/2009 - Per quattro milioni di italiani la solitudine è ormai diventata un’ingombrante compagna di vita; 1 italiano su 4 ha invece provato questa sensazione angosciante almeno una volta. Un fenomeno ancora poco studiato ma dilagante, una vera e propria malattia sociale sulla quale, a Roma, si sono confrontati psicologi e psichiatri nel corso di un convegno organizzato dall’Associazione culturale Jacob Levi Moreno. «La solitudine è una condizione trasversale – spiega Sabina Manes, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione J. L. Moreno – che prescinde dalle condizioni sociali, economiche, dal sesso o dall’età. Basandomi su ricerche e studi compiuti, questo disagio potrebbe essere ricondotto alla prima infanzia, al legame con una madre che non è riuscita a rappresentare un porto sicuro per il proprio figlio». «In passato – sottolinea Paolo Cianconi, psichiatra antropologo - la solitudine era vista come un luogo privilegiato per stimolare la propria creatività. Oggi invece deriva dal senso di isolamento e dalla mancanza di valori prodotti dalla globalizzazione. Soprattutto i giovani e gli adolescenti, pur essendo affamati di relazioni, finiscono per colmare il vuoto con oggetti e feticci e stabiliscono rapporti virtuali tramite i social network e gli sms». Nel corso dell’incontro, gli esperti hanno poi analizzato le diverse solitudini, come quella della vecchiaia, della malattia mentale o quella della realtà carceraria che viene fronteggiata con veri e propri percorsi artistici. «Esistono evidenze scientifiche – afferma Maria Antonietta Coccanari de’ Fornari, docente di psichiatria all’università La Sapienza di Roma – che testimoniano come le esperienze creative dei reclusi riducano il tasso di recidive e di suicidi». Fonte Obiettivo Psicologia

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