Dott. Giammario Mascolo

Psicologo e Psicoterapeuta, Roma e provincia – Napoli e provincia
Albo Regionale Psicologi Lazio n.10467
Specialista in Terapia Breve Strategica, affiliato al CTS di Arezzo diretto da Giorgio Nardone
"L’arte è magìa liberata dalla menzogna di essere verità."
Adorno

FAQ: Risposte alle Domande più Frequenti

Che differenza c'è tra Psicoterapia e Psicoanalisi?

Non c'è esattamente differenza. La Psicoanalisi è una delle forme di psicoterapia esistenti. Sebbene nata per prima, ne sono seguite molte altre, che hanno cercato di migliorare i risultati, ottimizzare i tempi di terapia, risolvere problemi lasciati irrisolti dalla psicanalisi. Oggi si contano circa 500 scuole di psicoterapia in tutto il mondo, e in continuo aumento. Si può dire perciò che la psicoanalisi è un tipo di psicoterapia, ma la psicoterapia non è necessariamente ed esclusivamente Psicoanalisi.

Esiste una garanzia che tutela il cliente che si rivolge allo psicoterapeuta?

Come in tutte le prestazioni di tipo professionale, la nostra legislazione obbliga il professionista non tanto a fornire garanzia dei risultati che si otterranno, quanto invece ad impiegare tutte le risorse necessarie, in termini di tempo, di studio, di impegno, affinchè tali risultati si possano raggiungere. Anche lo psicoterapeuta, dunque, è tenuto per legge a dare garanzia del proprio impegno e di tutta la competenza necessaria. Noi del Centro di Terapia Strategica, tuttavia, siamo soliti dare una garanzia in più: al nostro paziente diciamo, fin dalla prima seduta, che ci aspettiamo risultati entro i primi dieci incontri, altrimenti interrompiamo. Questo per due ragioni: Prima di tutto perchè abbiamo dati statistici i quali dicono che, se una terapia funziona, si vede nelle prime sedute. In secondo luogo siamo convinti che ciò che non si riesce a fare in dieci colloqui non si possa fare neppure in cento e neppure in mille. Poi naturalmente tutto viene visto strada facendo insieme al paziente, anche eventuali variazioni di questa sorta di contratto iniziale, che però deve essere comunque per noi il punto di partenza.

Che differenza c'è tra psicologo e psicoterapeuta?

Una differenza di formazione ed una professionale: Uno psicologo è generalmente laureato in psicologia, ha svolto un tirocinio pratico in una o più strutture convenzionate con l'università nella quale ha studiato, ha superato un "Esame di stato" che lo ha abilitato all'attività e si è potuto così iscrivere all'Albo degli Psicologi della regione in cui lavora. Può svolgere attività di prevenzione, riabilitazione, diagnosi, formazione, ricerca scientifica sotto varie forme, consulenza, valutazione e orientamento scolastico/lavorativo, può lavorare nel campo della psicologia giuridica e della criminologia o nello sport, ed altro ancora. Uno psicoterapeuta può essere laureato in diverse discipline (Psicologia, medicina, filosofia, pedagogia ed altre), Solo dal 1989, con la legge 56 che ha regolato finalmente l'attività psicologica in Italia, , il campo è stato ristretto ai laureati in psicologia e in medicina. Deve però seguire un corso di specializzazione post lauream in una delle scuole di psicoterapia riconosciute dal Ministero dell'Università e della Ricerca, poi riceve dall'Ordine degli Psicologi l'autorizzazione, testimoniata da un apposito timbro sul suo tesserino di iscrizione, a svolgere attività terapeutica, cioè di cura del disagio psicologico.

Nella Terapia Strategica si fa uso di test o altri strumenti di valutazione?

Solo se è necessario stabilire una diagnosi da utilizzare per i fini richiesti dalla legge. Ai fini della terapia, invece, noi preferiamo evitare etichettamenti o misurazioni numeriche, perchè riteniamo che possano limitare la nostra attività incanalandola su un binario obbligato da cui poi è difficile discostarsi. Preferiamo invece lavorare secondo il metodo della "Ricerca Intervento", cioè conoscere il problema man mano che lo affrontiamo, proprio come uno scienziato conosce il fenomeno che studia solo operando su di esso e apportandovi delle modifiche (Si veda il noto Principio di Indeterminazione proposto all'inizio del 900 da Eisenberg)

Che differenza c'è tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra?

Di psicologia e psicoterapia ho già parlato in un'altra risposta. La psichiatria, invece, è una branca della medicina, Lo psichiatra è un medico specialista, esattamente come un cardiologo o un internista. Ha una preparazione che gli permette di utilizzare farmaci per la cura del disagio psichico. Naturalmente, prima di prescrivere un farmaco, deve condurre una indagine per capire esattamente il problema da curare, così come deve indagare via via sui progressi della cura; per far ciò si avvale del colloquio, strumento di indagine. In conclusione possiamo dire che lo psichiatra utilizza farmaci, mentre lo psicoterapeuta, se non ha una laurea in medicina, per legge non può farlo.

Cosa posso fare se non sono sicuro della professionalità e del riconoscimento ufficiale di uno psicologo?

Il cliente ha diritto di chiedere al professionista i documenti che attestano l'autorizzazione a svolgere l'attività, nonchè informazioni sulla sua formazione specialistica. Inoltre ci si può sempre rivolgere all'Ordine degli Psicologi della regione di appartenenza del professionista, che pubblica nominativi, recapiti, eventuale autorizzazione alla psicoterapia e altri dati di tutti gli iscritti.

Come si può definire la Terapia Strategica?

Intanto è utile ricordare che esistono diverse scuole che si pregiano di questo nome. La scuola fondata e sviluppata da Giorgio Nardone si propone come "L'arte di risolvere commplicati problemi umani mediante soluzioni apparentemente semplici, in tempi brevi". Ciò significa che la terapia si pone l'obiettivo di aiutare la persona a risolvere quello o quelli che sente come disagi per la sua vita attuale, attraverso l'utilizzo di strategie, comportamenti e pensieri appositamente studiati, tesi a cambiare le sue modalità d'interazione con l'ambiente e con gli altri, così da superare il problema in un continuo lavoro di cambiamento.

Ci sono controindicazioni nella Terapia Strategica?

Ho raccolto diffusamente le controindicazioni di questa tecnica terapeutica nella pagina Indicazioni e controindicazioni. Sinteticamente posso dire che la Terapia Strategica ha mostrato risultati al di sotto dell'80% di efficacia in tutti i casi di problemi non focalizzati o non focalizzabili, quando le persone cercano qualcuno con cui confrontarsi e da cui essere ascoltate, più che un terapeuta che aiuti a raggiungere obiettivi di cambiamento.

Può succedere di provare un trasporto sentimentale e/o sessuale verso il proprio terapeuta? Come comportarsi in quel caso?

Per rispondere a questa domanda partirei dall'Art. 28 del Codice deontologico degli Psicologi Italiani. Qqui a proposito dello psicologo si legge: "Costituisce grave violazione deontologica effettuare interventi diagnostici, di sostegno psicologico o di psicoterapia rivolti a persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative di natura personale, in particolare di natura affettivo-sentimentale e/o sessuale. Parimenti costituisce grave violazione deontologica instaurare le suddette relazioni nel corso del rapporto professionale." Naturalmente, come in tutti i rapporti umani, anche nel corso di una psicoterapia possono scattare meccanismi affettivi o sessuali, ma ogni terapeuta deve essere preparato ad affrontare questa evenienza, mettendo al primo posto l'efficacia della terapia. Infine ci tengo a precisare che nelle forme di psicoterapia brevi, come quella Strategica, il rischio di sviluppare attrazione o trasporto affettivo è molto basso.

Ho sentito pareri discordanti sulla Terapia Strategica. Cosa devo pensare?

Sappiamo che in giro è possibile trovare pareri discordanti su questa forma di psicoterapia. D'altra parte, si sa, quando una cosa prende piede aumentano esponenzialmente le voci sul suo conto. Come ho già specificato Altrove, nessuna forma di terapia oggi si può definire perfetta. Credo invece che ogni approccio vada giudicato dai frutti che produce, più che per i metodi che utilizza, . Sarebbe come se un melo si mettesse a criticare un pero perchè produce frutti diversi e con un diverso tempo di maturazione rispetto a lui. Tutto ciò, naturalmente, escludendo quei casi in cui i metodi sono deontologicamente scorretti. Fuori dalla metafora, credo che si dovrebbe provare un approccio terapeutico prima di decidere se è adatto oppure no al proprio caso. Tutti i Terapeuti Strategici sono addestrati ad aiutare la persona in questa decisione già dopo le prime sedute, al contrario di altri approcci, nei quali si va avanti spesso per mesi prima di interrogarsi sulla positività o meno dei risultati raggiunti.

Cosa sono gli psicofarmaci? Sono efficaci? Sono dannosi?

L'argomento degli psicofarmaci è molto vasto. Dal punto di vista strettamente chimico parliamo di composti che imitano la struttura e la funzione di sostanze già naturalmente presenti nel nostro organismo, allo scopo di ottenere e aumentare il loro effetto. Si tratta senza dubbio di un grande progresso della medicina odierna, sviluppatosi dalla metà del secolo scorso in poi. Un progresso che ha consentito di cambiare radicalmente la visione sociale delle persone con malattie mentali gravi, cioè quelle malattie che non consentono un contatto stabile con la realtà e con gli altri. Questo cambiamento ha portato man mano alla chiusura delle strutture di ricovero permanente e all'avvio di numerosi tentativi di inserimento sociale più o meno protetto nei confronti di questi pazienti. Gli psicofarmaci si possono distinguere in - Antidepressivi - Neurolettici - Ansiolitici - Stabilizzatori dell'umore - avversivi di sostanze (antiabusativi). Una classificazione chiara e completa, comprensiva delle controindicazioni di ciascuna classe, si può trovare qui. Altro discorso è invece quello del disagio psicologico, cioè quei problemi in cui il contatto con la realtà e con gli altri è sufficientemente stabile da intraprendere una psicoterapia. Dal mio punto di vista (E so di non attirarmi le simpatie di colleghi ad approccio psichiatrico) gli psicofarmaci non sono utili, anzi diventano dannosi allorchè generano dipendenza, e la generano tutte le sostanze di questa classe, anche se in maniera e intensità diversa. Tuttavia comprendo che prendere una pasticca, delle gocce, persino farsi una iniezione, tal volta è meno faticoso che mettersi in discussione in un percorso terapeutico; è anche un fatto culturale. Spesso capita che arrivino in terapia persone che stanno già prendendo farmaci. In questi casi è sconsigliabile interromperli repentinamente, è invece sempre il caso di farsi seguire da un esperto, lo stesso terapeuta o un collega da lui indicato.

L'età del terapeuta può essere un ostacolo per il suo lavoro? C'è il pericolo che un terapeuta sia troppo giovane o troppo anziano per affrontare un problema?

Anche se erroneamente si può pensare che l'età del terapeuta ne possa influenzare la capacità professionale, questo non è vero. La psicoterapia, in tutti i suoi approcci, si basa su tecniche e protocolli di intervento molto rigorosi e collaudati, studiati e messi a punto da anni di lavoro clinico svolto da svariati terapeuti prima di giungere ad essere una tecnica ufficiale. Non si tratta, dunque, di un bagaglio costituito esclusivamente dall'esperienza personale che migliora con l'andare del tempo. Certo, l'esperienza ha la sua importanza, come in ogni professione, ma non ci sono ragioni per cui un terapeuta giovane, ben preparato, non possa essere adatto ad affrontare i problemi di una persona più anziana, così come non ci sono ragioni per il contrario. Normalmente cade in questo equivoco chi vede lo psicoterapeuta come un confidente, un amico al quale affidare i propri problemi e interrogativi più intimi, con la certezza che possa comprenderli, o magari che li abbia già vissuti e superati lui. Non è così: questo va bene per gli amici e per i confidenti, non per un professionista che svolge il proprio lavoro in base ad anni di studio e di preparazione, anche se quegli anni non sono molti. Una volta qualcuno mi ha detto: "Io ho già vissuto la sua età, lei non ha ancora vissuto la mia". Questo squilibrio succede molto spesso traterapeuta e paziente, ma non è una minaccia per l'efficacia del lavoro terapeutico; conosco anzi terapeuti i quali, proprio per aver già vissuto il problema che erano chiamati a risolvere, avevano serie difficoltà ad affrontarlo in maniera obiettiva e tecnicamente corretta.

Si può fare un primo colloquio gratuito con lei per sapere se iniziare o no una psicoterapia?

So di colleghi che propongono il primo colloquio gratuito a scopo conoscitivo. Questa modalità, tuttavia, non si addice alla Terapia Breve Strategica. Nel nostro caso la prima seduta è anzi la più importante di tutte, tutto il lavoro terapeutico si imposta fin dai primissimi istanti. D'altra parte siamo addestrati a capire da subito se il caso che abbiamo di fronte non è di nostra competenza. Se è così, chiaramente, la prima seduta non si svolge, e, chiaramente, non si paga. Se invece la terapia comincia, la prima seduta vale come e forse più di quelle successive. Certo, per adeguarmi alla moda del primo colloquio gratuito, potrei proporlo anche io, ma sarebbe solo una chiacchierata con un consulente, un modo per rimandare ciò che invece si può avviare da subito. Una consulenza la posso fare anche on line, possiamo parlare di un caso e capire insieme se posso occuparmene oppure no. A tal proposito è disponibile su questo sito l'apposito Modulo di Consulenza.

Posso detrarre dalla dichiarazione dei redditi le spese sostenute per una psicoterapia?

Sì. Le spese sostenute per sedute di psicoterapia, purchè appositamente documentate, possono essere interamente portate in detrazione al capitolo "Spese mediche e sanitarie", fino ad un tetto massimo di €15493,71 all'anno. Quando dico "Appositamente documentate" intendo che il terapeuta deve rilasciare apposita fattura attestante l'importo della sua tariffa, i suoi dati fisCali e quelli di iscrizione all'Albo degli Psicologi. Non si possono infatti detrarre spese di sedute svolte con persone non regolarmente iscritte all'Albo. Per completare il discorso fiscale Va detto che, trattandosi di spese esenti da IVA in quanto sanitarie, le fatture di importo superiore a €77,40 devono recare anche una marca da bollo da €1,81.

Dallo psicologo ci vanno i matti e gli squilibrati?

Per rispondere a questa domanda dovremmo prima accordarci su cosa intendiamo per "Matti" e per "Squilibrati". Penso che tutti abbiamo dato del "matto" a qualcuno prima o poi nella nostra vita, solo perchè stava facendo o dicendo qualcosa che ai nostri occhi e alle nostre orecchie appariva fuori luogo. In questo senso non si può dunque distinguere il mondo in "matti" e non "matti", perchè tutti nella nostra vita prima o poi siamo stati matti agli occhi di qualcuno. Direi dunque che lo psicologo può aiutare a capire se un certo comportamento, messo in atto in una certa situazione, è funzionale per il benessere della persona oppure ne causa solo un malessere. Al tempo stesso la psicoterapia può aiutare a comprendere i meccanismi che ci portano ad agire in una maniera non sana per la nostra vita e per la nostra stabilità psicologica. Su questa base, quindi, chiunque, in un determinato momento della sua vita, può trovare beneficio nell'aiuto di uno psicologo e di uno psicoterapeuta, senza per questo essere necessariamente etichettabile come "matto".

Quanto dura una seduta di terapia strategica?

La grande maggioranza dei terapeuti tiene fissa la durata delle proprie sedute, basandosi sul fatto che dare un tempo in cambio di una parcella è facilmente comprensibile dal cliente. Si va dai 50 minuti di alcuni approcci, all'ora esatta di altri, all'ora e mezza delle terapie di gruppo ecc. Questa regola è utile per diversi motivi: prima di tutto permette al professionista di organizzare la propria agenda in maniera puntuale, dando appuntamenti in modo che non si accavallino mai; inoltre dà al paziente un "contenitore" preciso, che ha un inizio e una fine già stabiliti; infine permette una certa "severità" per quanto riguarda la puntualità della persona, la quale, se non arriva all'orario prefissato, vede diminuire il tempo a sua disposizione. Ci sono diversi modi e diversi livelli di adesione a questa regola asseconda delle scuole di pensiero. La terapia strategica in genere non vi aderisce per niente. La prestazione del terapeuta, dal nostro punto di vista, non consiste in un tempo che egli "Vende" al paziente, bensì in un lavoro di qualità che deve necessariamente adattarsi alle esigenze della persona e della terapia. Ci sono perciò sedute che durano 10 minuti così come altre durano quasi due ore. L'accordo è che si lavorerà sul problema più a fondo possibile, e per il tempo necessario, non che si dedicherà al problema un tempo prestabilito. Purtroppo questo modo di lavorare fa cadere alcune garanzie viste sopra, succede per esempio che nei nostri studi sia necessario attendere anche molto tempo prima del proprio turno, però, almeno per quanto mi riguarda, questo è il modo che sento più adatto a me, senza vincoli di tempo, senza dover per forza parlare un'ora quando basta molto meno, o doversi limitare a 50 minuti quando ne servono di più.