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Dott. Giammario Mascolo

Terapia Breve Strategica ed Ipnosi
Roma nord-est, Roma sud-ovest e Cicciano (Napoli)
Albo Regionale Psicologi Lazio n.10467
Specialista in Terapia Breve Strategica ed in Ipnosi Ericksoniana, psicoterapeuta ufficiale e ricercatore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo diretto da Giorgio Nardone - membro della Società Italiana di Ipnosi
"Tu sarai amato il giorno che potrai mostrare la tua dehbolezza senza che l'altro se ne serva per affermare la sua forza."
C. Pavese

Blocco nello studio, un caso clinico trattato con successo


La perfezione, un bel problema.

Era la pi brava della classe. La numero uno. Colei in cui tutti confidavano per avere gli appunti delle lezioni. La prima, durante compiti in classe, a passare di nascosto ai compagni la propria versione corretta.
Il ruolo le era riconosciuto anche dalle insegnanti che per questo lavevano elevata a loro collega, dandole saltuariamente da correggere i compiti degli alunni meno bravi e indicandola di continuo quale studentessa modello.

Un giorno per lincantesimo si ruppe: la ragazza consegn la versione di greco in bianco; aveva tradotto solo le prime tre righe, e fra l'altro male.

Stupefatta, la professoressa le disse che, se si fosse trattato di un qualsiasi altro studente, non avrebbe esitato un momento a darle un brutto voto. Ma trattandosi di lei per questa volta avrebbe chiuso un occhio, anche se trovava la cosa inspiegabile.

Con atteggiamento compassionevole linsegnante aggiunse di non preoccuparsi, assicurandole che al compito successivo le avrebbe concesso pi tempo degli altri. E cos fu. Ma i successivi compiti in classe di greco e latino furono disastrosi. Nel giro di qualche mese la ragazza era diventata per le insegnanti un caso indecifrabile: da studentessa modello a "trottola impazzita". A volte riusciva, a volte si bloccava. Il tutto era condito da vere e proprie scene drammatiche con pianti, suppliche, richieste di perdono.

Dopo unaccurata indagine in presenza dei genitori, fu evidente che le difficolt della ragazza erano un connubio perfetto tra le sue esigenze di controllo (dare il meglio di s, valorizzare la sua intelligenza) e le tentate soluzioni delle insegnanti che, nel caso in questione, consistevano nel porre lalunna al loro stesso livello, darle responsabilit che non le competevano, presentarla come modello da imitare. Un caso esemplare di "trattamento differenziale".

Inoltre, alle prime difficolt della ragazza, la tentata soluzione delle insegnanti si era fatta ancora pi radicale (darle pi tempo, chiedere spiegazioni sui presunti problemi nascosti che la tormentavano, incitamenti a recuperare il meglio di s) trasformando il trattamento privilegiato in un intervento di sostegno. Insomma, per una ragazza cos capace e orgogliosa tutto ci equivaleva a ricevere una dose tossica di insana misericordia!

I genitori riportarono inoltre che i suoi problemi erano diventati largomento di discussione pi gettonato di cui parlare in famiglia. Il padre e la madre la interrogavano ogni giorno appena tornava a casa chiedendole se era andato tutto bene o se avesse avuto problemi di qualche tipo. La incoraggiavano, le chiedevano di parlarne e di sfogarsi, e le consigliavano amorevolmente di non preoccuparsi!

Indagando pi nel dettaglio come si manifestasse il blocco, la ragazza riport che il problema emergeva soprattutto nelle situazioni in cui sentiva di dover dare il meglio di s. I compiti in classe di greco e latino erano infatti il prototipo dei momenti in cui andava maggiormente in tilt. Profondeva enormi sforzi nel tentativo di fornire la migliore delle traduzioni possibili: la pi corretta dal punto di vista grammaticale, filologico e, perch no, anche poetico. Purtroppo, quello che poi praticamente si innescava era un meccanismo diabolico: pi cercava sui dizionari di greco e latino il significato autentico, profondo ed ermeneutico di ogni singola parola, pi si confondeva, vedeva il tempo scorrere, e presa dalla disperazione finiva col rinunciare. La traduzione diabolica si era ripetuta gi diverse volte ed era il principale motivo per cui la famiglia si era rivolta al terapeuta. Era dunque evidente che il problema della ragazza ruotava attorno al meccanismo del blocco perfezionistico, ed era alimentato sia dallorgoglio personale che dalle aspettative riposte in lei dalle insegnanti.

Il lavoro terapeutico fu da subito impostato in questa direzione. Attraverso il dialogo fu proposto alla giovane un nuovo modo di vedere il suo impeto perfezionistico: Immagina di esser diventata una filologa professionista e di dover insegnare alla tua classe di alunni larte della traduzione perfetta: come procederesti? Li spingeresti a cercare il significato pi profondo di ogni parola, oppure diresti loro che le parole acquistano significato solo accanto ad altre parole, cio nel loro contesto? Lei annu alla seconda alternativa. Allora il terapeuta prosegu dicendole: Esatto. Per cui il modo migliore per incepparsi sarebbe proprio quello di focalizzarsi sulle singole parole, senza tener conto della frase, del periodo, del paragrafo dellintera versione. Se vuoi diventare ancora pi brava nel tradurre dovrai partire da qui: da una prima traduzione apparentemente imperfetta, che poi sarai in grado di migliorare. Ergo: la prima traduzione quella giusta!

Si concord che dora in avanti avrebbe impostato le sue traduzioni seguendo questo strano ma ora pi comprensibile principio del buona la prima. Poi, ma solo alla fine, avrebbe potuto rileggere la traduzione e correggere le frasi per renderle pi comprensibili e pi poetiche.

Le fu inoltre chiesto di condurre un piccolo esperimento giornaliero. Durante lo studio avrebbe dovuto dedicare dieci minuti allinizio del pomeriggio per esercitarsi a sbagliare, svolgendo ad esempio in modo deliberatamente erroneo una dimostrazione matematica, o inserendo un termine sbagliato nelle sue traduzioni, oppure facendo finta di scambiare una data per unaltra ripetendo un paragrafo di storia, ecc. Le fu spiegato che ci le avrebbe permesso di immunizzarsi dalla possibilit di commettere errori imprevedibili: se conosco tutti gli errori possibili, ho meno probabilit di commetterli. Il diavolo nella perfezione.

Ai genitori fu invece prescritta la congiura del silenzio sulle difficolt scolastiche della figlia.
Sulla porta, prima di salutarli, il terapeuta si rivolse un ultimo istante a Filomena: Che gusto, eh? Regalare le perle e volutamente non chiuse la frase.

Quando tornarono allincontro successivo, i genitori riferirono di aver enormemente allentato la presa. Avevano rivolto meno attenzione del solito ai risultati scolastici della ragazza ed evitato di chiederle resoconti giornalieri. Dopo alcuni giorni di silenzio stampa sullargomento, era stata lei stessa a parlarne raccontando lesito di due compiti in classe appena svolti, uno di greco, laltro di italiano. Rifer di aver consegnato entrambi gli scritti con largo anticipo rispetto ai compagni e di averli fatti di getto. Aveva preso sette in italiano e otto in greco.
Durante il compito di greco aveva inoltre ignorato le richieste di suggerimenti dei compagni e, una volta consegnato il compito, aveva chiesto il permesso di uscire dallaula.

Fu sempre lei a riferire daver eseguito lesercizio che le avevo proposto. Purtroppo, questo non aveva avuto nessun effetto benefico: eseguendolo, si accorse che sapeva gi quali errori commettere, quindi le sembrava una perdita di tempo.

Il terapeuta rispose che non sempre possiamo pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca. E aggiunse, un po preoccupato, che dopo questa sbornia di voti, tutto diventer pi difficile, non credi? Lei gli rivolse uno sguardo perplesso. Sai insistette il terapeuta, ora loro pretenderanno da te sempre di pi e per te saranno guai. Per questo, avrei tanto preferito che tu prendessi due semplici sufficienze per anche vero che i purosangue vanno lasciati liberi di correre anche se c chi li vorrebbe domare. Losservazione ebbe su di lei leffetto di unimprovvisa illuminazione.

Dopo qualche secondo di riflessione rispose: S, in effetti mi fanno parecchie pressioni le professoresse.

Be, un modo ci sarebbe ma non so se tu sei in grado di farlo. [pausa] Si tratterebbe di riaddestrarle a considerarti come una studentessa molto brava ma non cos brava da dover dimostrare di essere sempre la pi brava: cos non c gusto, se non sei tu a scegliere. Per, ti ripeto: molto difficile da fare. [pausa] Forse dovremmo chiedere ai tuoi genitori di farlo al tuo posto, e di andare a parlare con le insegnanti per convincerle a trattarti come una normale studentessa.
A quel punto il pap intervenne con entusiasmo: Non c problema, ci vado io e gli spiego che devono cambiare attegg, ma non fece in tempo a concludere la frase. La ragazza lo fulmin con lo sguardo. No. No, non necessario, cos peggio. Posso farlo io ringhi.

Va bene le fu detto, per teniamoci comunque aperta questa possibilit: se tu non ci riesci, avremo bisogno dellintermediazione dei tuoi genitori. Tanto voi siete gi daccordo, vero?! [rivolto ai genitori].

Alla seduta successiva la ragazza inizi a parlare per prima. Si vedeva che qualcosa le ribolliva dentro. Affront il dottore con piglio deciso e disse, tutta soddisfatta, che aveva parlato con le insegnanti di greco e latino, di italiano, storia e filosofia.

Il gravoso compito era consistito, con le sue parole, nel rimetterle in riga una a una. Con fare da maestrina aveva spiegato a ognuna che aveva attraversato un brutto periodo che ora stava superando, senza dare ulteriori spiegazioni. Lavrebbero aiutata se dora in avanti lavessero ignorata trattandola come una studentessa qualsiasi, come le altre. Quindi: basta compiti dei compagni da correggere, basta extratime. Nel caso di voti cattivi, la responsabilit era sua e di nessun altro. Significava che quel giorno non era poi cos preparata!

Piacevolmente stupito da tanto coraggio, il terapeuta afferm che quello che aveva fatto era la dimostrazione che da brava bambina si stava trasformando in ragazza.

I risultati cos ottenuti vennero consolidati nelle tre sedute successive, mentre la terapia andava spostandosi su altre cose alle quali la giovane cominciava ad interessarsi, mettendo lo studio al posto che gli spettava: importante ma non esclusivo.

Per la trascrizione intera di questo caso consultare Bartoletti A., Lo studente strategico - come risolvere rapidamente i problemi di studio, Ponte alle Grazie 2013.

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