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Dott. Giammario Mascolo

Terapia Breve Strategica ed Ipnosi
Roma nord-est, Roma sud-ovest e Cicciano (Napoli)
Albo Regionale Psicologi Lazio n.10467
Specialista in Terapia Breve Strategica ed in Ipnosi Ericksoniana, psicoterapeuta ufficiale e ricercatore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo diretto da Giorgio Nardone - membro della Società Italiana di Ipnosi
"Il vero sbaglio è non far nulla per correggere i propri sbagli."
Anonimo

Un caso clinico: depressione


Una donna di trentacinque anni circa, si rivolge a noi dopo aver seguito un trattamento psicoanalitico freudiano , come lei precisa-, per otto anni al ritmo di tre sedute settimanali per un disturbo da attacchi di panico molto impedenti.
In questi anni di duro lavoro clinico riuscita a compensare solo parzialmente la sintomatologia. Riesce ad uscire di casa, diminuita la paura, ma la sintomatologia neurovegetativa rimasta inalterata.
Presenta laspetto di una persona molto sofferente, incapace di trattenere un pianto continuo, di cui si scusa ripetutamente. Alla domanda che sonda la variabile temporale (Da quanto tempo soffre di questo disturbo?) si lascia andare ad una sorta di confessione a testa bassa, con lacrime continue. Riferisce di essersi sempre sentita diversa, timida, riservata e schiva. Incapace di relazioni normali - quelle che vedeva negli altri -, da quando era bambina ad ora.

Il padre, uomo dolcissimo ma tristissimo, segue da circa trentacinque anni cure farmacologiche antidepressive ma con scarsi risultati. Ha vissuto tutta la vita nella colpa di essere depresso e di non aver potuto dare alla famiglia latteggiamento e la presenza necessarie, che gli competevano in quanto marito e padre. Cos, ormai anziano, passa le giornate seduto davanti alla finestra, rimuginando sul passato, con lo sguardo vuoto verso un futuro inesistente.

La donna si rispecchia in tutti i pensieri del padre e la paura per un futuro simile ormai una certezza.
Lei si sempre sentita diversa dagli altri, le sue competenze professionali non hanno mai compensato le incompetenze relazionali; la sua malattia biologica stata pi volte confermata da psichiatri diversi, sia per sintomatologia che per familiarit; la sua malattia affettiva, data da una forte identificazione con il padre, dal trattamento psicoanalitico. Non c via di scampo dalle conferme di una condanna di cui era comunque gi certa (conferme specialistiche della credenza).

Indagando se, nel corso degli anni, ci fossero state delle eccezioni positive al problema per riconoscere, in questo caso, aspetti della soluzione esistenti ma non rilevabili perch bloccati dal pensiero assoluto, emerge chiaramente che ogniqualvolta lei ha deciso di fare, come quando si sposata, quando ha cambiato lavoro, quando ha deciso di curarsi a pi riprese, per periodi pi o meno lunghi stata meglio, anzi potrei dire bene - riferisce lei stessa -.
Poi tutto rientrava nellordinaria quotidianit e lumore ritornava a non lasciare pi scampo a pensieri senza via di uscita. Tutta la vita era condotta ai minimi termini, la rinuncia era il minimo comun denominatore di tutte le azioni della quotidianit.

Quando le viene comunicato in tono greve e con lo sguardo fisso nei suoi occhi che la rinuncia un suicidio quotidiano (ristrutturazione che evoca sensazioni), la donna si ferma come impietrita, il pianto si blocca, scende un significativo silenzio.

La relazione terapeutica riprende dopo una lunga pausa, con un sospiro della donna e una comunicazione secca: se faccio sto bene, se non faccio penso; e penso sempre le stesse cose, sono anni che il mio pensiero sempre uguale: sono come mio padre. Per lui nutro un amore infinito perch solo lui mi pu capire, dovrei dunque fare per stare meglio, non vero?.
Il terapeuta risponde semplicemente dicendo che stata lei a riferire quando e come ci sono stati dei periodi di benessere nella sua vita e come poi successivamente si sono persi rinunciando nelle piccole azioni della quotidianit.

La terapia, di conseguenza, proceduta seguendo le logiche dellaggiungere, costruendo un autoinganno che permettesse lazione in luogo della rinuncia.
La tecnica del come se (come se quel problema, quel particolare comportamento, o quella particolare prospettiva non esistesse) stata la manovra principe. Parallelamente stato applicato il protocollo per gli Attacchi di Panico (descritta su questo sito in un altro caso clinico) per portare ad estinzione la sintomatologia neurovegetativa, cosa che avvenuta nei tempi previsti dal protocollo stesso.

Durante il procedere della terapia si assistito ad un continuo e costante miglioramento, a detta della donna, fino ad arrivare a percepire il senso di benessere per il controllo acquisito sui suoi pensieri e sulle sue azioni.

La certezza di avere una malattia organica si era trasformata in dubbio, che non era, tuttavia, ancora andato ad estinzione. Per questa ragione la paziente richiese sedute di controllo mensili, proprio per non scivolare nuovamente nella depressione. Cos in effetti si procedette allungando gradualmente i tempi tra una seduta e l'altra fino alla definitiva e soddisfacente conclusione della terapia.

Certo, ora la rinuncia si era trasformata in un impegno costante a non rinunciare, sia nei pensieri che nelle azioni, consapevole che se rinuncia peggiora .

Questo un caso esemplare di come un disturbo dansia, come i severi attacchi di panico, se non efficacemente curato, possa degenerare in una altrettanto invalidante depressione.

Per la trascrizione intera di questo caso consultare Muriana E., Petten L., Verbiz T., I volti della depressione, Tea libri, 2006.

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